Badia di Cava de' Tirreni

 

La vita monastica secondo san Benedetto

 

Meditazione spirituale del mese di luglio


La vita monastica, secondo san Benedetto, si vive nella comunità; la vocazione benedettina si caratterizza per il cenobitismo. Nel 1 Capitolo della Regola, san Benedetto definisce i cenobiti come coloro che «vivono in monastero, militando sotto una Regola e un Abate». 

 

La vita in monastero implica la comunione fraterna: cioè l’unione di tutti i fratelli. Secondo l’etimologia, il termine monos in greco significa «solo», «uno»; lo si può intendere non nel senso di individuo, di singolo, ma che il monaco forma un unico corpo con tutta la comunità.


«Il motivo essenziale per cui vi siete riuniti insieme è che viviate unanimi nella casa e abbiate una sola anima e un solo cuore protesi verso Dio» (S. Agostino, Regola I, 3). La comunità monastica è una piccola Chiesa radunata nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. La fraternità è un dono dello Spirito Santo, il quale realizza l’unità nella diversità. Questa unità può compiersi soltanto se camminiamo insieme, se percorriamo la via della fraternità nell’amore, nel servizio, nell'obbedienza reciproca.

La-storia-di-San-Benedetto-da-Norcia

 

Il monastero è il luogo dove si cerca Dio. I monaci sono dei cercatori di Dio. Dio ci chiama ad amarlo, la nostra vocazione è l’amore; prova di questo amore a Dio è l’amore per i fratelli.


Lo stesso Ufficio Divino che la Regola chiama Opus Dei, non rappresenta la preghiera del singolo monaco, ma di tutta la comunità; l’atto del singolo viene a essere fuso nell’opera di tutti, unica lode che sale al trono di Dio.

 

Bisogna eliminare ogni divisione, discordia e gelosia che può nascere all’interno della comunità. La carità, l’unità nella comunità è sempre minacciata perché l’uomo è per natura egoista portato, a volte, a mormorare contro il fratello o il superiore. Ed ecco che il monaco è chiamato a una continua ascesi nel controllare i propri pensieri per non mancare di carità nei confronti dell’altro. 

 

Occorre avere sempre in mente le parole del Salmo 140: «Poni, o Signore, una custodia alla mia bocca». San Giacomo già ammoniva: «La lingua è un piccolo membro e può vantarsi di grandi cose. Vedete un piccolo fuoco quale grande foreste può incendiare! Anche la lingua è un fuoco» (3,5-6). Il Padre nostro che è recitato o cantato alle lodi e ai vespri è la preghiera contro «le spine della carità» (Cfr. RB, XIII) che trafiggono l’unità.


Ogni comunità all’interno del monastero deve sforzarsi per vivere in unità; e questo è un impegno che deve essere rinnovato ogni giorno. L’unità è un tesoro prezioso, perché è segno più certo di una risposta alla vocazione divina. Essere «uno nel Signore»: ogni giorno ci comunichiamo e il frutto della comunione è l’unione, bisogna sacrificare tutto ciò che ci fa uscire da quest’unità: personalismi, ambizioni, egoismi. Amiamo Dio nella misura in cui sappiamo rinunciare al nostro io. 


Con la mancanza di unità, inizia inevitabilmente il declino! Quando tra i monaci si creano gruppi, fazioni, quando ciascuno va per conto suo, come se gli altri non ci fossero (individualismo), quando viene meno l’interesse per la comunità stessa, perché ognuno si rinchiude nel proprio “guscio”, il pericolo è la disgregazione del tessuto della fraternità. 


L’unità si mantiene solo nel servizio. Dice Gesù: «sono venuto per servire e non per essere servito». Queste parole di Gesù devono rimanere impresse nel cuore di ogni monaco. Nell’ultima cena Gesù lava i piedi ai suoi discepoli, si pone a servizio, da tutto se stesso: «dare la vita per molti». Gesù ha affrontato la Passione «pro nobis». Dobbiamo stare sempre attenti; non possiamo dire di essere immuni dal mancare contro la carità e l’unità; magari siamo disposti a sacrificarci per il fratello ma il giorno dopo vorremmo che anche gli altri sapessero sacrificarsi per noi. Servire vuol dire amare cioè donarsi interamente non aspettandosi nulla in cambio.


Il Salmo 132 afferma: «Ecco, quanto è buono e quanto è soave che i fratelli vivano insieme», è bello ma a volte può risultare scomodo. La nostra unità è quella di essere «uno in Cristo»; una sola cosa perché siamo suoi figli amati. Per riuscire nella nostra vocazione monastica, san Benedetto nella Regola raccomanda tre atteggiamenti fondamentali che il monaco deve vivere quotidianamente: l’ascolto della Parola, l’obbedienza e il servizio ai fratelli. 

P. Abate Michele Petruzzelli OSB

 

LA BADIA DI CAVA

La Badia Benedettina della SS. Trinità sorge nell'amena valle

del ruscello Selano, a poco più di tre chilometri dalla città di Cava,

centro popoloso ed industre del Salernitano.

 

 

 

Salendo da Cava per la deliziosa strada asfaltata,

tra boschi e radure coltivate,

 il panorama si allarga sempre più sulla ridente conca cavese

 fino a quando appare la visione del mare, la piana del Sele

e i monti del Cilento.



 

Dopo un crocicchio la strada penetra dolcemente nella valle ed ecco, in alto, dominato dal monte Finestra, il corpo di Cava, grazioso villaggio con mura turrite, fondato nel XI dall'abate S.Pietro I.

Ancora un breve tratto di strada intorno alle mura del Corpo di Cava ed appare improvvisa di fronte ad un rettilineo, l'armonica facciata settecentesca della Badia. La prima impressione è di un edificio di modeste dimensioni, ma l'apparenza inganna perchè la facciata nasconde un grandioso complesso monumentale ricco di Santità, di Storia e di Arte, in cui pulsa la vita di sempre.

 

 

Visite guidate

Abbazia Benedettina SS. Trinità Via M. Morcaldi, 6 Badia di Cava

info: 347 1946957

email: visiteguidate@badiadicava.it

 

Visite guidate tutti i giorni feriali e festivi, orari:dalle 8,30 alle 12,00 per i gruppi è preferibile prenotarsi e concordare orari diversi.

 

L’Abbazia Benedettina SS. Trinità " propone tra arte, storia, natura e cultura, visite guidate illustrando i percorsi più suggestivi dal 1011 ai giorni nostri.

Vi invitiamo per un giorno a vivere esperienze millenarie nel monastero e inoltre di passeggiare lungo le stradine del borgo immergendovi nella vita medioevale.

Di seguito vi indichiamo il Ns. programma e restiamo in attesa anche di Vs. proposte a seconda delle Vs. esigenze

 

Visita guidata del Monastero

 

Percorso: Cattedrale, Cappella dei SS.Padri Cavensi, Grotta di Sant’Alferio, Le Antiche Cappelle con altari del XI secolo ,Chiostro romanico , Antica e Nuova Sala Capitolare, Cappella di San Germano, Catacombe, Cimitero Longobardo, Museo .

 

Biblioteca Badia di Cava

 

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